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Tuesday, June 01, 2010

Dolore: il 30 maggio giornata del sollievo

Pubblicato da Valeria Ghitti in In Evidenza, Malattie, News Mediche, Politiche Sanitarie.

Torna anche quest’anno, per la nona volta, laGiornata Nazionale del Sollievo, promossa dalMinistero della
Il 30 maggio Giornata Nazionale del Sollievo
Salute, dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e dalla Fondazione Nazionale “Gigi Ghirotti”. La giornata, che si celebrerà il prossimo 30 maggio, è l’occasione per promuovere una cultura del sollievo intesa come liberazione dalla sofferenza fisica e psicologica che colpisce molti malati in Italia.

Una giornata per puntare l’attenzione sulla terapia del dolore, certamente, ma anche per favorire una presa in cura a 360 gradi della persona sofferente. “I nostri Istituti insieme alla fondazione “Gigi Ghirotti” condividono l’obiettivo di portare sollievo, inteso nell’accezione di serenità, affetto, vicinanza, amore, altruismo, comprensione, umanizzazione delle cure” spiega il professor Francesco Bevere Direttore Generale degli Istituti Regina Elena e San Gallicano, tra i centri aderenti all’iniziativa, con una intera giornata ricca di appuntamenti ricreativi.

Sono, infatti, previsi, presso i due istituti romani: proiezione di film, proiezione della partita Italia – Germania 1982, laboratori di pittura, giochi di carte, corsi di make-up al quale parteciperanno anche Hoara Borselli, Maria Grazia Nazzari e Barbara Chiappini nelle vesti di consulenti di bellezza. “Le cure palliative, essenziali a sollevare il paziente dal dolore, non sono sufficienti se non comprese in un progetto di assistenza globale che tenga conto della comunicazione, dell’ascolto, del supporto e dei bisogni inespressi dellepersone malate e dei familiari” continua Bevere.

Molte sono le iniziative promosse dalle Regioni, dalle strutture sanitarie e dalle associazioni di volontariato in tutta Italia: per conoscere quelle più vicine basta visitare il sito internet della Fondazione Ghirotti. Alcune strutture hanno organizzato eventi e incontri già nei giorni precedenti a domenica.

Immagine tratta da: Rai.it


Sunday, October 05, 2008

Autolesioni, dolore e dichiarazioni psicologiche

Tratto da: Adnkronos(Adnkronos Salute)
Graffi, tagli e bruciature irresistibili per molti giovani italiani, sempre più inclini all'autolesionismo. Un fenomeno insolito, in crescita ma ancora poco conosciuto, che coinvolge nel Belpaese ben un ragazzo su cinque. E inizia prestissimo. Secondo i dati presentati nel corso 'Autolesionismo, disturbi alimentari e disturbi di personalità' che si terrà domani a Vicenza, il 20,6% degli studenti universitari ha sperimentato nel corso della propria vita un episodio di autolesionismo, con un'età media di inizio intorno ai 12 anni. Ma in che modo i ragazzini riescono a farsi male? Soprattutto con i graffi, scelti dal 50% dei giovani pazienti. Seguono tagli (34%), colpi e lividi (24%), bruciature (20%, una strategia che pare preferita dai maschi), e morsi (14%).

Se si guarda alle scuole superiori, la percentuale cresce ancora: da una ricerca compiuta su 219 studenti emerge che il 22,8% si è procurato ferite o traumi volontariamente almeno un volta nella vita. "Sono diversi i motivi per cui ragazzi si infliggono ferite o si procurano un dolore anche molto acuto: evitare o sopprimere immagini o ricordi dolorosi, o in generale emozioni negative. Ma anche entrare in uno stato di torpore o insensibilità, e avere l'attenzione degli altri", spiega Roberto Ostuzzi, presidente del convegno e della Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare (Sisdca). Questi comportamenti si possono presentare con frequenza e intensità variabili, fino a compromettere l'integrità fisica del soggetto e giungere, talvolta, a esiti fatali. L'indice di mortalità di questi pazienti, precisano gli esperti, è stimato intorno al 9-10%.

Una piccola indagine che sarà presentata al Convegno ha permesso di inquadrare un po' meglio il profilo psicologico di chi ha sofferto o soffre di autolesionismo. Dei 27 soggetti che hanno aderito a un questionario proposto online (22 femmine e 5 maschi) tra i 15 e i 30 anni, il 66,67% presenta notevoli difficoltà nella sfera emotiva; l'11,11% ha lievi difficoltà ma il 22,22% sembra non presentarne affatto. Il 70% riferisce esperienze traumatiche, con tratti rilevanti di rabbia e irritabilità, e l'88% ha elevati livelli di depressione. "Questi comportamenti - sottolinea Ostuzzi - risultano particolarmente presenti in quadri patologici come il disturbo alimentare (anoressia, bulimia o binge eating) di per sé caratterizzati da eccessiva attenzione verso il proprio stato corporeo e dalla sua manipolazione. Ma anche associati a difficoltà di base nell'autostima e nella gestione delle emozioni". E spesso l'autolesionismo si associa a problemi con il cibo.

Secondo un'indagine su un campione di 134 donne con disturbo alimentare (di cui il 26,9% con anoressia restrittiva, il 43,3% con anoressia di tipo bulimico e il 29,9% con bulimia), il 44.6% ha sofferto di autolesionismo. Dalle ricerche svolte nel reparto dei disturbi alimentari della casa di cura Villa Margherita di Arcugnano (VI) su 230 ricoverati, emerge che il 25,7% riferisce episodi autolesivi. Anche secondo questo studio i comportamenti più comuni sono tagliarsi, bruciarsi, mordersi, darsi pugni, graffiarsi, sbattere la testa contro il muro. Rispetto al tipo di disturbo alimentare, questi autolesionisti hanno per il 53% bulimia, per il 42% anoressia (10% restrittiva, 32% di tipo bulimico) e per il 5% binge eating.

La presenza del disturbo di personalità è dell’81%. Inoltre nei pazienti borderline i comportamenti autolesionistici sono estremamente frequenti (75-90%) "e possono essere di intensità tale da portare nel 10% circa dei casi a esiti fatali". "Non stupisce la correlazione dell'autolesionismo con i disturbi alimentari, visto che anche questi ultimi possono essere considerati una forma 'alimentare' del farsi del male, e sono figli di uno stesso tipo di malessere", conclude Ostuzzi.

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